L’associazione Morire per Vivere ha organizzato una tavola rotonda per promuovere una discussione incentrata sul fine vita da una prospettiva filosofica, storica e socioculturale.
il punto di partenza
Il punto di partenza della tavola rotonda è nato dall’incontro con un titolo capace di interrogare in profondità: “Aiutami a morire” (titolo originale: “Wenn Sie kein Feigling sind Herr Pfarrer”, pubblicato da Armando Dadò Editore nel 2024), scritto dalla filosofa Dr. Suzann-Viola Renninger.
Da questa sollecitazione è emersa l’esigenza di aprire uno spazio di dialogo su un tema tanto delicato quanto attuale, sviluppato grazie al contributo diretto dell’autrice, intervenuta insieme allo psicologo Alessio Neri, vicepresidente dell’Associazione Morire per Vivere.
Perché affrontare il tema del desiderio di morire in modo autodeterminato?
Abbiamo scelto consapevolmente di proporre questo argomento, spesso considerato un tabù, ma che rappresenta una realtà sempre più presente nella nostra società contemporanea. Parlare di autodeterminazione nel fine vita significa confrontarsi con questioni etiche, esistenziali e relazionali profonde, che toccano la dignità, la libertà individuale e il significato stesso della vita.
Viola, come ama essere chiamata, ha guidato la riflessione offrendo al pubblico una lettura ampia e articolata del tema, intrecciando prospettive filosofiche, storiche e socioculturali. Il suo intervento ha permesso di collocare il desiderio di morire non solo come esperienza individuale, ma anche come fenomeno influenzato dal contesto in cui viviamo.
Alessio Neri è intervenuto con sensibilità e precisione, arricchendo il dialogo con domande puntuali e stimolanti. Il suo contributo psicologico ha aperto ulteriori livelli di comprensione, portando l’attenzione sugli aspetti interiori, relazionali ed emotivi legati al tema.
l’importanza delle parole
Uno degli aspetti rilevanti che vogliamo sottolineare in questo articolo è l’importanza che rivestono le parole che vengono utilizzate per definire il concetto di fine vita.
Viola asseriva che, parlando di fine vita, utilizzare il termine suicidio è errato, anche dal punto di vista filosofico. Noi puoi essere l’assassino di te stesso.
È più appropriato usare l’espressione morte autodeterminata, ovvero in modo consapevole.
Il tema è stato affrontato in modo molto sensibile e la sensazione che molti hanno avuto dopo aver partecipato a questo incontro è stato di leggerezza e non di pesantezza nonostante la delicatezza del tema.
Viola ha parlato anche di Exit, un’associazione svizzera che si occupa del fine vita assistito, mettendo in atto un protocollo che tutela la trasparenza e la salvaguardia di tutte le componenti etiche.
Ha infine avuto l’occasione di parlare anche della morte di suo padre, per la prima volta e in pubblico, dato che a casa sua era impossibile toccare questo tema.
Poesia ispirante
Anche in occasione di questa tavola rotonda, come accade nei Cerchi di parola che l’Associazione ciclicamente promuove, è stata data lettura di una poesia, scritta da Alessio Neri, che qui riportiamo.
Spesso la lettura di una poesia ci aiuta ad accogliere e a far sedimentare nel nostro animo argomenti profondi e delicati che sono oggetto dei nostri incontri.
SORELLA MORTE
(Alessio Neri, 2002)
Da che sorella morte
mi si è seduta accanto
scrivo con gli occhi dell’ultimo respiro
Lieve sento la trama che m’impedisce ancora
di contemplarne il volto
Ma vedo che mi è amica
e non ho fretta
né inutilmente desidera colpirmi
Si limita per il momento
ad osservarmi
come affettuosa madre davanti
ai primi passi del bambino
E mi accarezza il capo
se piango quando incerto cado
Spazza la mente da inutili pensieri
e lascia che libero il dolore
nei più inattesi spazi
apra il suo corso
Io ascolto i muti suoi consigli
e tremo assieme a lei e al suo pudore
per le creature e per la vita intera
Ma so che un giorno
in una primavera d’inondato sole
con delicato cenno sulla spalla
mi ruberà a me stesso, alle mie cose e al fiore.
in conclusione
Ne è nata una serata intensa e coinvolgente, capace di mantenere un equilibrio tra profondità e apertura, nonostante la complessità e la delicatezza dell’argomento trattato. Un incontro che ha invitato alla riflessione, al confronto e all’ascolto reciproco.
Organizzare tavole rotonde su temi che la società tende a evitare significa restituire dignità a esperienze che, se taciute, rischiano di isolare chi le vive. Il confronto apre spazi di parola dove il dolore smette di essere solo individuale e diventa condivisibile, comprensibile, umano. È proprio in questi luoghi che ciò che è considerato tabù può trasformarsi in consapevolezza, e la fragilità in una forma autentica di connessione tra le persone.
a cura di Paolo Boffa