In questo cerchio ci siamo confrontati sul concetto di INCRINATURA CREATIVA, un evento, una situazione improvvisa che incide profondamente nello scorrere naturale della nostra vita.
come funziona un cerchio di parola
I Cerchi di parola sono incontri basati sull’ascolto e sulla condivisione, in cui ogni partecipante può esprimersi liberamente in uno spazio sicuro e non giudicante.
I partecipanti sono seduti in cerchio, una forma che non indica una posizione predominante: nel Cerchio di parola siamo tutti uguali.
Dopo un breve giro di presentazione, durante il quale ogni partecipante dice il proprio nome e il luogo di provenienza, il conduttore dà lettura del Patto di condivisione, un regolamento che definisce i comportamenti etici che i partecipanti devono osservare e che accettano tacitamente.
Dopo l’introduzione al tema oggetto dell’incontro, il Cerchio di parola viene suddiviso in piccoli cerchi che nell’arco di mezz’ora si confrontano in assoluta libertà di espressione sul tema proposto. Ogni piccolo cerchio nomina un portavoce che riporterà poi le riflessioni e le essenze ricavate nel Cerchio di parola che si ricompone per un momento di “raccoglimento” indotto dalla lettura della poesia.
Tutti i partecipanti avranno poi la possibilità ascoltare il resoconto di ogni singolo gruppo e, dopo un giro conclusivo dove ogni partecipante può descrivere il proprio stato d’animo o lasciare una sua riflessione conclusiva, l’incontro termina con i saluti.
il tema: incrinatura creativa
La definiamo creativa in quanto l’incrinatura può essere vissuta sia come dolorosa alterazione della nostra vita che va riparata, per ristabilire l’equilibrio antecedente, ma può anche diventare l’occasione per far emergere una nuova configurazione. Del resto ognuno di noi può ripartire dalle proprie sofferenze, dalle proprie ferite e ha l’occasione di trasformarle addirittura in un valore aggiunto.
Non si tratta quindi di nascondere questa increspatura nel nostro vissuto, di vergognarsi delle nostre cicatrici e dei nostri disagi, ma, al contrario, attraverso esse possiamo ridisegnare la nostra esistenza, distaccandoci da un modello di perfezione proposto dalla cultura dei nostri tempi che spesso è irraggiungibile.
Siamo tutti unici e le increspature nel nostro scorrere sono testimoni della nostra esperienza, della nostra unicità.
Questo concetto è espresso molto bene KINTSUGI, una forma d’arte giapponese attraverso la quale le crepe di un oggetto rotto non vanno nascoste o mimetizzate con una colla trasparente ma al contrario valorizzate utilizzando l’oro.
Questa filosofia di vita dimostra che da una ferita risanata e dalla sua lenta riparazione può rinascere una nuova forma di bellezza e armonia, superiore all’originale in quanto conseguente ad una profonda trasformazione e crescita interiore.
le essenze
Le essenze restituite dal cerchio di parola sono le seguenti:
GRUPPO 1
L’importanza di non nascondere le fratture, ma anzi operare verso di esse un atto di amore e di cura.
Ci sono diverse tipologie di fratture come diversi sono i lutti; lutto bianco e lutto nero, anche un divorzio o l’allontanamento da una persona amata è un lutto, in questo caso bianco.
La morte può essere vissuta come un regalo, il momento nel quale a volte si riesce a sentire pienamente quello che le altre persone ci hanno dato.
Il filo d’oro può unire così vita e morte, è quindi importante non smettere mai di cercare questi fili d’oro.
Le crepe vanno guardate approfonditamente così da poter sempre ricordarci del filo d’oro che può unirle. E anche se non si riesce a unire i lembi perfettamente dalle fessure può passare comunque la luce.
La frattura vista come un’opportunità per innescare un cambiamento.
GRUPPO 2:
L’importanza di valorizzare le incrinature e di mostrarle con orgoglio senza paura del giudizio degli altri e di noi stessi, perché le ferite ci rendono le persone che siamo oggi.
L’incrinatura può essere vissuta come spinta ad un cambiamento interiore che ci può connettere con la Forza Creatrice.
La condivisione delle incrinature e dei fili d’oro altresì importante; esperienze della morte da soli in ospedale, qualcuno aggiunge però che forse non si muore mai soli anche se c’è bisogno di un contesto di accompagnamento adeguato.
E’ stato sottolineato quanto sia importante riconoscere la causa delle ferite per potersi prendere cura delle fratture; questo è possibile se non si nega la morte.
Viene posta l’attenzione su altre culture dove si ha più contatto con il tema della morte.
GRUPPO 3:
Viene posta l’attenzione sul tema della centralità del corpo; sentire l’incrinatura attraverso il corpo.
L’accettazione è un modo di vedere l’incrinatura e non negarla.
Accettare ci permette di ripartire, senza nascondere le fratture ma valorizzandole.
Prendere coscienza che siamo sempre in movimento, non ci troviamo mai nello stesso punto, ma in un movimento di spirale che ci può far evolvere.
poesia ispirante
Questa è la poesia ispirante scelta per questo incontro:
Il dono dell’incanto
eppure continuano gli anni
mano a mano che avanzano
a scavare sotto il respiro
ad aprire porte inattese
(come se un oltre fosse
a fornire le chiavi)
per salvare il dono soave dell’incanto
l’azzurro di ghiaccio del cielo
invernale che sferza e abbaglia
ogni fessura di torpore
e dire che pretendevo
un tempo – e come l’attendevo –
la felicità
ora che ho smesso
essa mi incalza a sorpresa
così da estenuare (come a volte
il dolore) mi spalanca la fronte
ab ortu segnata
mi cinge alle spalle mi pulsa mi batte
nel petto finché divento canto
salmodiando
la chiarità che ingravida il creato
Nadia Scappini, Un’ora perfetta, Nino Aragno editore, 2015
in conclusione
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a cura di Paolo Boffa
