In questo cerchio ci siamo confrontati sul tema del DONO. La vita spesso ci offre dei doni che non sono sempre riconoscibili con uno sguardo offuscato dal peso delle difficoltà che incontriamo.
come funziona un cerchio di parola
I Cerchi di parola sono incontri basati sull’ascolto e sulla condivisione, in cui ogni partecipante può esprimersi liberamente in uno spazio sicuro e non giudicante.
I partecipanti sono seduti in cerchio, una forma che non indica una posizione predominante: nel Cerchio di parola siamo tutti uguali.
Dopo un breve giro di presentazione, durante il quale ogni partecipante dice il proprio nome e il luogo di provenienza, il conduttore dà lettura del Patto di condivisione, un regolamento che definisce i comportamenti etici che i partecipanti devono osservare e che accettano tacitamente.
Dopo l’introduzione al tema oggetto dell’incontro, il Cerchio di parola viene suddiviso in piccoli cerchi che nell’arco di mezz’ora si confrontano in assoluta libertà di espressione sul tema proposto. Ogni piccolo cerchio nomina un portavoce che riporterà poi le riflessioni e le essenze ricavate nel Cerchio di parola che si ricompone per un momento di “raccoglimento” indotto dalla lettura della poesia.
Tutti i partecipanti avranno poi la possibilità ascoltare il resoconto di ogni singolo gruppo e, dopo un giro conclusivo dove ogni partecipante può descrivere il proprio stato d’animo o lasciare una sua riflessione conclusiva, l’incontro termina con i saluti.
il tema del cerchio di parola: il dono
Nel primo cerchio del 2026 abbiamo avuto la possibilità di confrontarci sul tema del DONO e di come attraverso la nostra sensibilità possiamo attraversare i nostri momenti di apprensione o sconforto trasformandoli in qualcosa di prezioso.
Il DONO, cioè la gratuità con cui la vita stessa ci offre la possibilità di percepire il reale con occhi diversi dal solito: nulla è banale, nulla è scontato ed ogni cosa può aprire nuovi strati della nostra sensibilità.
In questo senso, possiamo attraversare ogni stato di oppressione/dolore/perdita, riconoscendo in noi stessi la ricchezza che ci parla ad ogni angolo del reale; e poterne fare così un’occasione di scambio nella relazione con gli altri.
Crediamo molto nella condivisione come fonte indispensabile per la nostra crescita personale.
le essenze
L’incontro con a tema il Vuoto si è rivelato pieno di rivelazioni, ennesima prova di quanto gli umani possano essere più ricchi e migliori di quanto essi stessi credano.
“Vado al mercato e vedo una mela e mi sembra, anche nella sua imperfezione, un miracolo”, “Così come l’occhio che le corrisponde”.
“Dimentico i nomi delle cose, e accolgo questo vuoto come uno stupore che mi fa vedere l’inconosciuto come un nuovo dono”.
Ecco le essenze prodotte dal cerchio di parola:
Il coraggio di entrare nella vita
La piscina come metafora della vita: il dono richiede un “tuffo”.
A volte restiamo sul bordo per paura, evitando il rischio e restando nella zona di comfort.
Non scegliere di entrare significa rinunciare anche al possibile dono.
Attraversare la difficoltà
Trovare la forza di continuare, senza cedere alla disperazione.
Accettare che la trasformazione richiede tempo.
Il dono spesso emerge in modo inatteso, solo dopo aver attraversato la sofferenza.
Il tempo e l’accoglienza
Serve tempo per andare oltre e dare senso a ciò che accade.
Il dono si manifesta nel momento in cui lo accogliamo.
Guardando indietro, possiamo riconoscere i movimenti interiori che lo hanno reso possibile.
Ciò che era dolore può trasformarsi in gratitudine.
Lo sguardo che riconosce il dono
Imparare ad ascoltare e a osservare.
Coltivare la meraviglia per la vita e per la natura.
Non dare nulla per scontato.
Anche le cose più semplici (camminare, respirare, essere autonomi) sono doni, spesso invisibili finché non vengono meno.
L’atteggiamento interiore
Mentalità del contadino: saper attendere, fidarsi del tempo, lasciare che le cose maturino.
Darsi spazio, senza forzare i processi.
Avere apertura verso ciò che accade e verso ciò che serve.
Essere presenti
Vivere il presente, esserci davvero.
Cogliere ciò che c’è, soprattutto nei momenti difficili.
Il movimento verso la vita
Aprirsi alla vita, un passo alla volta, dentro e fuori.
Avere fiducia nella possibilità di trovare un senso.
Concedersi la sorpresa di ciò che può emergere.
Le risorse personali
Lasciarsi attraversare dalle esperienze, senza irrigidirsi.
Riconoscere che ogni vissuto può aprire nuovi orizzonti.
Scegliere: quando, come e se accogliere o rifiutare ciò che accade.
Dare valore ai propri tempi nel processo.
poesie ispiranti
Questa sono le poesie ispiranti proposte in questo incontro:
Non conosciamo mai la nostra altezza
Emily Dickinson
Non conosciamo mai la nostra altezza
Finché non siamo chiamati ad alzarci.
E se siamo fedeli al nostro compito
Arriva al cielo la nostra statura.
L’eroismo che allora recitiamo
Sarebbe quotidiano, se noi stessi
Non c’incurvassimo di cubiti
Per la paura di essere dei re
“Questo immenso non sapere”
Chandra Candiani
“Una buona pratica, preliminare a qualunque altra, è la pratica della meraviglia.
Esercitarsi a non sapere e a meravigliarsi.
Guardarsi attorno e lasciar andare il concetto di albero, strada, casa, mare e guardare con sguardo che ignora il risaputo e vede ora.
La pratica della meraviglia è una pratica che cura anche il cuore più ferito della terra.
Si apre un universo minimo.
Infinite vicende, mutamenti, arrivi, partenze, forme sempre più piccole man mano che lo sguardo si limita a vedere.
Esercitare la meraviglia cura il cuore malato che ha potuto esercitare solo la paura”.
in conclusione
La vita spesso ci offre dei doni che non sono sempre riconoscibili con uno sguardo superficiale. Imparare a lasciarci meravigliare, ad accettare di non sapere tutto, può essere un atteggiamento che può concederci questa opportunità.
Anche la tua opinione è importante e ti invitiamo a scrivere un commento qui sotto: lo leggeremo con piacere e faremo sicuramente spazio per accogliere la tua riflessione e il tuo contributo.
Ci aiuterai così a costruire un patrimonio di conoscenza collettiva da condividere.
a cura di Paolo Boffa
