In questo incontro ci siamo focalizzati su un tema molto sentito: IL VUOTO, non solo inteso come solitudine, disagio, perdita e abbandono, ma anche come silenzio fertile in cui i pensieri autentici possono emergere.
come funziona un cerchio di parola
I Cerchi di parola sono incontri basati sull’ascolto e sulla condivisione, in cui ogni partecipante può esprimersi liberamente in uno spazio sicuro e non giudicante.
I partecipanti sono seduti in cerchio, una forma che non indica una posizione predominante: nel Cerchio di parola siamo tutti uguali.
Dopo un breve giro di presentazione, durante il quale ogni partecipante dice il proprio nome e il luogo di provenienza, il conduttore dà lettura del Patto di condivisione, un regolamento che definisce i comportamenti etici che i partecipanti devono osservare e che accettano tacitamente.
Dopo l’introduzione al tema oggetto dell’incontro, il Cerchio di parola viene suddiviso in piccoli cerchi che nell’arco di mezz’ora si confrontano in assoluta libertà di espressione sul tema proposto. Ogni piccolo cerchio nomina un portavoce che riporterà poi le riflessioni e le essenze ricavate nel Cerchio di parola che si ricompone per un momento di “raccoglimento” indotto dalla lettura della poesia.
Tutti i partecipanti avranno poi la possibilità ascoltare il resoconto di ogni singolo gruppo e, dopo un giro conclusivo dove ogni partecipante può descrivere il proprio stato d’animo o lasciare una sua riflessione conclusiva, l’incontro termina con i saluti.
il tema del cerchio di parola: il vuoto
In questo ultimo cerchio del 2025 ci siamo confrontati sul tema del VUOTO. Una perdita o una improvvisa difficoltà che incrociamo nel nostro cammino possono avere una duplice lettura: la perdita di qualcosa oppure la creazione di uno spazio che può essere occupato con qualcosa di nuovo.
A volte lasciare andare può far emergere nuove qualità, nuovi talenti. II vuoto può quindi essere percepito come ostacolo invalidante, come perdita di controllo ma anche come risorsa essenziale per lasciar affiorare ciò che ancora non c’è, ciò che non possiamo ancora riconoscere nella sua NUOVA QUALITÀ.
le essenze
Le principali Essenze estratte dal cerchio di parola sono le seguenti:
- Il vuoto può manifestarsi come solitudine, disagio, perdita e abbandono, ma anche come silenzio fertile in cui i pensieri autentici emergono.
- In una realtà frenetica e piena di stimoli, diventa difficile incontrarlo: spesso crediamo di pensare, ma in realtà replichiamo ciò che viene dall’esterno.
- Esiste un bisogno profondo di spazi di ascolto, dove il vuoto non venga evitato ma accolto.
- Il vuoto è anche necessario: ad esempio per lasciarsi andare, riposare, rigenerarsi.
- È uno spazio senza confini, che può generare sia paura sia nutrimento: il rapporto con esso è naturalmente ambiguo.
- Può far emergere una sensazione di immobilità o mancanza di strumenti, rendendo difficile capire come agire o scegliere.
- Il vuoto è strettamente legato all’identità: attraversarlo può diventare un’occasione di auto-conoscenza.
- Molte scelte nascono dal tentativo di colmare un vuoto: bisogno di riconoscimento, paura dell’incomprensione, ferite legate alla perdita.
- Quando non viene affrontato, si rischia di “galleggiare”, senza entrare davvero in contatto con ciò che si vive.
- Il vuoto può essere anche uno spazio da abitare consapevolmente: un luogo in cui stare con sé stessi, invece che riempirlo automaticamente.
- È importante mantenere una quota di vuoto nella propria vita, come spazio vitale e generativo.
- Il vuoto, se accolto, diventa creativo e trasformativo: non solo mancanza, ma possibilità di generare qualcosa di nuovo.
Solo ciascuno può riconoscersi nel proprio vuoto: è un’esperienza intima, ma fondamentale per costruire autenticità.
poesia ispirante
Questa è la poesia ispirante scelta per questo incontro
Poiché io non potevo fermarmi per la Morte
di Emily Dickinson
Poiché io non potevo fermarmi per la Morte
lei gentilmente si fermò per me.
La carrozza bastava a contenere
Noi due soltanto – e l’Immortalità. Piano andavamo – non aveva fretta ed io avevo tralasciato il mio lavoro ed anche il mio riposo
per la Sua cortesia Passammo oltre la scuola, dove bimbi giocavano in cortile, a ricreazione
passammo i campi di occhieggiante grano
e passammo oltre il sole che moriva O piuttosto, fu lui a oltrepassarci
Le rugiade tremavano di freddo, di sola garza era la mia gonna la bavera, di tulle
E ci fermammo davanti a una casa che somigliava a un’onda della terra il tetto si scorgeva a malapena
la sua cornice era dentro la terra Da allora sono secoli, ma sembrano più brevi dell’istante in cui m’accorsi in un attimo – che all’Eternità
le teste dei cavalli eran protese.
in conclusione
Come sempre poter discutere in un cerchio di parola in tolate sicurezza e rispetto è stata un’esperienza molto arricchente.
Anche la tua opinione è importante e ti invitiamo a scrivere un commento qui sotto: lo leggeremo con piacere e faremo sicuramente spazio per accogliere la tua riflessione e il tuo contributo.
Ci aiuterai così a costruire un patrimonio di conoscenza collettiva da condividere.
a cura di Paolo Boffa
