In questo cerchio ci siamo confrontati sul tema della GIOIA, da non confondere con la soddisfazione, il benessere, la “felicità”, ma da intendere come un sentire molto più profondo
come funziona un cerchio di parola
I cerchi di parola sono incontri basati sull’ascolto e sulla condivisione, in cui ogni partecipante può esprimersi liberamente in uno spazio sicuro e non giudicante.
I partecipanti sono seduti in cerchio, una forma che non indica una posizione predominante: nel Cerchio siamo tutti uguali.
Dopo un breve giro di presentazione, durante il quale ogni partecipante dice il proprio nome e il luogo di provenienza, il conduttore dà lettura del Patto di condivisione, un regolamento che definisce i comportamenti etici che i partecipanti devono osservare e che accettano tacitamente.
Dopo l’introduzione al tema oggetto dell’incontro, il Cerchio viene suddiviso in piccoli cerchi che nell’arco di mezz’ora si confrontano in assoluta libertà di espressione sul tema proposto. Ogni piccolo cerchio nomina un portavoce che riporterà poi le riflessioni e le essenze ricavate nel Cerchio di parola che si ricompone per un momento di “raccoglimento” indotto dalla lettura della poesia.
Tutti i partecipanti avranno poi la possibilità ascoltare il resoconto di ogni singolo gruppo e, dopo un giro conclusivo dove ogni partecipante può descrivere il proprio stato d’animo o lasciare una sua riflessione conclusiva, l’incontro termina con i saluti.
il tema: la gioia
In questo appuntamento il tema che abbiamo affrontato è LA GIOIA, da non confondere con la soddisfazione, il benessere, la “felicità”.
Viviamo di dogmi inconsapevoli, di contrapposizioni che stringono come gabbie il nostro pensiero: il dolore, la malattia, la perdita paiono inevitabilmente incompatibili con l’idea di pienezza; la morte non può che essere l’estremo opposto della vita.
Ma è proprio nel morire per vivere che può emergere un sentire profondo di compresenza all’essere di ogni cosa, un sostrato che sostiene e quasi impercettibilmente rovescia il nostro sguardo. Nel puro presente, nell’attenzione al “qui e ora” ogni dettaglio si può rivelare con GIOIA.
Forse l’essenza stessa dell’esistere, anche nel dolore, ruota attorno a questo possibile sentire, poiché la gioia – non la soddisfazione, il benessere, la “felicità” – la gioia sola scandalizza la banalità e ci riapre al flusso inesausto della creatività.
essenze
Le essenze prodotte dal cerchio di parola sono le seguenti:
Gruppo 1
Un modo per parlare di gioia è annotare ogni cosa bella e inaspettata che accade; quando arriva la gioia facciamoci caso. E rileggere queste cose è motivo di rinnovata gioia.
La malattia può aprire uno sguardo sulla gioia. Guardiamo quello che c’è, adesso e non ciò che è perduto.
Differenza tra la felicità e la Gioia, ognuno di noi le vive con percezione diversa.
Anche la solitudine ci aiuta a essere connessi con quello che abbiamo intorno. E in quel momento possono riaffiorare ricordi che improvvisamente portano gioia.
Essere connessi con una cosa che sta accadendo, nel rallentare si può percepire qualcosa che solitamente sfugge.
La gioia è una scelta e va coltivata: si scegliere di guardare verso la luce.
Accettazione delle cose: mi fermo, mi calmo e scelgo da che parte guardare.
La gioia è qualcosa che ha a che fare con il benessere interiore.
Gruppo 2
Gioia momento irripetibile: qui e ora, come un bambino che è così d’accordo con la Vita.
La gioia è un momento inspiegabile, un po’ come la musica.
La gioia ci porta in una dimensione dove tutto è perfetto; ma comunque è qualcosa di soggettivo, forse più bella da vivere che da raccontare. Si può vivere in ogni spazio, è uno spogliarsi di qualcosa e aprirsi ad una dimensione che comunque non è definibile. Essere nudi in questa esperienza.
Gruppo 3
Vivere come percezione di un bicchiere pieno che trabocca. Gioia come qualcosa che sovrasta la quotidianità.
Emergere come il risultato di una salita in montagna: ce l’ho fatta, sono andato al di là di me.
Gioia come amore per la vita: godere di minuzie percettive, e questo amore si riconosce anche nel fatto che siamo mortali; non rimandare, la vita davanti a diagnosi infauste è anche possibilità di esprimere ad altri cose nuove.
Gruppo 4
Qual è il legame tra gioia e morire per vivere?
Morte egoismo rapporti condizionanti conseguenza felicità risveglio.
Situazioni di pre-morte portano con sé dimensioni di gioia: è come se ci dicessero devi proprio morire per gioire.
Trovare la gioia di quando rallento e trovo un’espansione dei sensi: è come avere la Vita tra le dita.
Meraviglia della vita che si fa senza il mio consenso.
Assenza di gioia nell’aver perso amore: trovare un modo per comunicare con chi non c’è più diventa fonte di gioia.
Unione o convergenza tra grande sofferenza e vita.
Gioia è essere vivi anche nel dolore più grande, perché è vita ed energia connessa .
L’assenza di gioia è uno sguardo riflessivo ripiegato su se stesso. Aprire lo sguardo senza volontà, arriva quando meno te lo aspetti. Sono momenti inaspettati. Che si vivono, non si pensano.
Morte è un passaggio di stato, è andare al di là di noi stessi e nel momento del trapasso sentire più forte la vita.
Gioia: è toccare molto di più la vita che è in me. Senso di Pienezza.
poesia ispirante
Queste sono le letture ispiranti scelta per questo incontro
Per essere nella presenza, devo coltivare
a lungo uno sguardo sull’io, anziché guardare
tutto dai suoi occhi.
Anziché guardare il mondo
dalla rabbia, dalla tristezza, dall’eccitazione,
guardo la rabbia, la tristezza, l’eccitazione.
La presenza è riconoscere quello che c’è,
riconoscere la calma, riconoscere il movimento dei pensieri,
non preferire la calma al movimento dei pensieri, non scegliere.
La presenza è smettere di aver paura della propria delicatezza.
Ciò che osserva la paura non è spaventato,
ciò che osserva la rabbia non è arrabbiato.
Nella presenza c’è discontinuità rispetto all’io.
Per sentire la presenza, bisogna fare un passo fuori dall’io,
dalle reazioni mentali di cui è fatto, dalle identificazioni
che coprono la sua paura di essere nulla.
Il modo in cui guardiamo al nostro io è essenziale quanto lo sguardo stesso.
Va allenato uno sguardo tenero, compassionevole,
uno sguardo fermo che vede i limiti
ma non si trasforma in giudice, in critico puntiglioso e acido,
né in risolutore dei problemi altrui.
In noi c’è qualcosa che non pretende e non si impone,
qualcosa che semplicemente è.
Un puro conoscere sorridente.
Livia Chandra Candiani da ‘Il silenzio è cosa viva.’ Einaudi
È il mio terzo Natale in carcere, ma non la prenda sul tragico. Io sono calma e serena
come sempre. […] E nel buio sorrido alla vita, come se conoscessi un qualche segreto
magico che smentisce ogni male e ogni tristezza e li trasforma in trasparente
chiarezza e felicità.
E intanto io stessa cerco una ragione di questa gioia, non la trovo e di nuovo devo
ridere… di me stessa.
Credo che il segreto non è altro che la vita stessa; la profonda oscurità della notte è
così bella e soffice, come un velluto, purché la si guardi come si deve; e nello
scricchiolare della sabbia umida sotto i lenti, pesanti passi della sentinella risuona
anche un piccolo, dolce canto della vita, basta saperlo ascoltare come si deve.
Rosa Luxenburg
in conclusione
Confrontarci in cerchio su temi così toccanti e profondi è sempre molto arricchente. Farlo poi in un ambiente in cui la sicurezza è garantita dal Patto di condivisione permette a tutti di potersi esprimere senza nessun timore di essere giudicati o fraintesi.
Questa modalità di confronto è molto arricchente: ascoltare con rispetto anche li pensieri degli altri partecipanti allarga e amplifica la nostra visione.
Anche la tua opinione è importante e ti invitiamo a scrivere un commento qui sotto: lo leggeremo con piacere e interesse faremo sicuramente spazio per accogliere la tua riflessione e il tuo contributo.
Ci aiuterai così a costruire un patrimonio di conoscenza collettiva da condividere
