In questo primo cerchio la nostra Associazione ha presentato il tema del MORIRE e della MORTE, per non negarla ma al contrario utilizzarla per celebrare la vita, le cui diverse sfaccettature caratterizzano la nostra esistenza.
come funziona un cerchio di parola
I Cerchi di parola sono incontri basati sull’ascolto e sulla condivisione, in cui ogni partecipante può esprimersi liberamente in uno spazio sicuro e non giudicante.
I partecipanti sono seduti in cerchio, una forma che non indica una posizione predominante: nel Cerchio di parola siamo tutti uguali.
Dopo un breve giro di presentazione, durante il quale ogni partecipante dice il proprio nome e il luogo di provenienza, il conduttore dà lettura del Patto di condivisione, un regolamento che definisce i comportamenti etici che i partecipanti devono osservare e che accettano tacitamente.
Dopo l’introduzione al tema oggetto dell’incontro, il Cerchio di parola viene suddiviso in piccoli cerchi che nell’arco di mezz’ora si confrontano in assoluta libertà di espressione sul tema proposto. Ogni piccolo cerchio nomina un portavoce che riporterà poi le riflessioni e le essenze ricavate nel Cerchio di parola che si ricompone per un momento di “raccoglimento” indotto dalla lettura della poesia.
Tutti i partecipanti avranno poi la possibilità ascoltare il resoconto di ogni singolo gruppo e, dopo un giro conclusivo dove ogni partecipante può descrivere il proprio stato d’animo o lasciare una sua riflessione conclusiva, l’incontro termina con i saluti.
il tema del cerchio: morire per vivere
La morte è come un accecante sole: per vivere è impossibile posarvi lo sguardo direttamente.
Al contempo la negazione culturale del morire, vivere come se non fossimo mortali, equivale a vivere con gli occhi chiusi per non farsi accecare; in altri termini ad essere morti da vivi.
La vita è invece un continuo sovrapporsi e incontrarsi di luce ed ombra che disegna i confini del nostro fluire e definisce i colori della nostra esperienza.
Per sviluppare questa tematica così ricca di sfaccettature, la discussione è stata affrontata in piccoli gruppi seguendo differenti temi:
- “Sperimentare la pienezza della vita nella morte.” Nella vita di tutti i giorni, tendiamo a sopprimere la realtà del morire e la paura della morte. Ma se non vogliamo riconoscere che stiamo morendo, limitiamo anche la nostra vitalità. Una vita appagata e significativa è possibile solo quando ci riconciliamo con il nostro “dover morire”.
- “Morte e denaro: il prezzo della vita, il valore della morte.” Quanta vita è guidata dalla paura di non avere abbastanza denaro o di volerne di più? Quanto incidono le nostre proiezioni sul denaro nelle scelte di vita che compiamo? Che relazione abbiamo con il denaro ereditato? Esplorare la nostra relazione col denaro apre alla comprensione di chi siamo e di quali scelte di vita sono inconsapevolmente condizionate da queste proiezioni.
- “Morire più volte in vita per rinascere.” Come sentir di morire in vita, anche in piena salute per rinascere con maggior pienezza e consapevolezza della nostra esistenza e del nostro essere.
- “La vita è un processo continuo di trasformazione.” È un continuo movimento che chiede di lasciar andare forme conosciute per incontrarne di nuove: in questo senso il saper morire a se stessi è una condizione per aprire nuovi spazi di vita e di relazione.
- “Vita e morte come passaggi e momenti di trasformazione.” Sperimentare il cambiamento in vita ascoltando in noi la coniugazione di principio e fine: la fine può essere un nuovo principio, proprio perché in atto e in potenza, vita e morte coabitano in noi. Sperimentare attraverso l’arte la possibilità di un altrove che richiama la nostra origine.
- “L’arte di rinascere sul territorio: come imparare a vivere attraverso la morte.” Gli artisti ticinesi del XX secolo hanno affrontato i significati della vita considerandone il sale, l’importanza delle piccole minute cose quotidiane entro la natura di un impervio territorio portatore di valori, sino a sondare l’essenza della morte nel legame con la prosa e la poesia locali.”
- “Come confrontarsi con la diagnosi di una malattia degenerativa?” Con malattie come Alzheimer, Parkinson, Sclerosi multipla oppure malattie oncologiche la morte si palesa concretamente. Non è più un concetto vago, lontano nel tempo: si tratta di reagire ora.
le essenze
Data la ricchezza e la profondità dei temi suggeriti, proponiamo qui le essenze prodotte dal cerchio di parola in una forma più estesa e suddivisa in base ai piccoli cerchi
Essenza 1
Bisogno di consapevolezza.
E’ necessario essere consapevoli nel morire: dicotomia tra morte naturale e morte medicalizzata. L’importante è la consapevolezza.
E’ necessario avvicinarsi alla morte attraverso l’arte, la spiritualità, l’interiorità e la meditazione.
Combattere la morte e accogliere la morte sono gli opposti di uno stesso cammino di consapevolezza.
Essenza 2
Nella vita lasciamo molte cose. Consapevoli che per natura in fondo moriamo ogni giorno. Muore l’involucro. In fondi anche l’infanzia e l’adolescenza sono passaggi in cui si abbandona, si lascia andare qualcosa.
Bisogna soffermarsi ed essere capaci di lasciar andare.
C’è la sensazione che il corpo sottile, qualcosa rimane, qualcosa che va oltre.
Essenza 3
Relazione tra morte e denaro, spesso l’energia che mettiamo nel denaro va a discapito del sé. La forza per raggiungere l’obiettivo del flusso lavorativo ed economico impoverisce il tempo per noi.
Essenza 4
C’è la relazione con il mistero che collega sia la vita che la morte. Entrambe sono misteriose. Ci portano in relazione con l’altrove. Vivere diverse esperienze della morte, chi mistiche, chi scientifiche
Essenza 5
Rinascere sul territorio utilizzando l’arte. Vivere la propria esperienza personale, in fondo la morte è l’armonia di un ciclo. Morte che ci fa svanire, ma esiste un’essenza che continua.
Essenza 6
Come affrontare la diagnosi della morte.
So di non essere la malattia.
Molti esprimono di non voler essere un peso e di conseguenza organizzano tutto per non dare questo peso ai parenti.
Molti desiderano poter condividere l’esperienza.
Altri desidererebbero poter determinare il percorso, ma in fondo manca l’elemento tempo anche in presenza di diagnosi. Cosa faccio tra quando so di dover morire quando me ne vado.
Essenza 7
Quante volte moriamo in vita? La sofferenza ci porta nel profondo, il buio porta a cercare la luce e in fondo quando c’è troppa luce abbiamo bisogno della vita.
E’ importante valorizzare la vita per regalare gioia e regalarci a noi stessi. In fondo cosa è la non morte? Sarebbe la condanna a vivere per sempre.
poesia ispirante
Questa è la poesia ispirante scelta per questo incontro, letta direttamente dall’autore Alberto Nessi
Quelli
che nella nebbia si sono perduti
e un giorno tornano al paese
a guardare le piante dopo la pioggia
odorare il fieno, incrociare le gambe
sul sedile di pietra; gl’impalliditi
che passano di frodo la garitta
e rinverdiscono nella spuma del torrente
rinascono nel grido della civetta
vengono d’improvviso, se recede
l’ansia di questi giorni che ci assillano
per il male di sempre quando la sera
indugia con le sue ferite sopra i colli,
hanno voci notturne che si accendono
come lucciole sbandate nel vento,
sottovoce raccontano le storie
che nessuno ha più voglia di ascoltare
si ritrovano all’angolo della strada
a cercare un pensiero smarrito,
una scatola di fiammiferi, una moneta
un viso nella bruma che dirada,
tornano di nascosto sul piazzale
a sentire le voci, provare la bicicletta
rivivere il settembre dei ragazzi
che vanno a scuola con le mani in tasca
lasciano l’ultima pagina dei giornali,
la foto formato passaporto
con il sorriso sopra la cravatta più bella
– le donne hanno un viso fresco e ricordano
l’appuntamento con l’innamorato,
il nome inciso nella corteccia del platano
e quella luce che filtrava in cucina
dalle tendine quando il cielo era in fiamme-
tracciano geroglifici nell’aria,
sono foglie che tremano,
aeroplanini di carta, fili d’erba,
farfalle che ci seguono a zig zag,
ci vengono incontro dai cespugli,
fanno la loro comparsa sull’asfalto
quelli di ieri, tornano a farci visita
i pomeriggi dei giorni di festa
perché hanno nostalgia del vento,
vanno in silenzio ad annusare i tigli,
le traversine della ferrovia, il fumo di sigaretta,
guardano l’orologio sulla strada
che segna sempre le cinque,
passano davanti alle vetrine dei negozi
del centro, con il passo lieve
di chi non ha più fretta.
Poesia tratta dalla raccolta Ladro di minuzie – Poesie scelte 1969-2009, Casagrande, Bellinzona 2010 .
in conclusione
Questo primo cerchio di parola è stata la conferma dell’importanza del confrontarsi su certe tematiche difficili che la nostra società tende a negare o nascondere. Ma è proprio attraverso il confronto che possiamo evolvere.
Anche la tua opinione è importante e ti invitiamo a scrivere un commento qui sotto: lo leggeremo con piacere e faremo sicuramente spazio per accogliere la tua riflessione e il tuo contributo.
Ci aiuterai così a costruire un patrimonio di conoscenza collettiva da condividere.
a cura di Paolo Boffa
